Il testo trasuda dolore e disperazione alla ricerca di un equilibrio percepito come difficile.
Isolamento
"Bella stronza
Che hai distrutto tutti i sogni
Della donna che ho tradito
Che mi hai fatto fare a pugni
Con il mio migliore amico
E ora mentre vado a fondo
Tu mi dici sorridendo "ne ho abbastanza”
Nella prima parte abbiamo l’isolamento: tutto ciò che era prima è stato sacrificato per il nuovo amore.
Denigrazione
“Bella stronza
Che ti fai vedere in giro
Per alberghi e ristoranti
Con il culo sul Ferrari
Di quell'essere arrogante
Non lo sai che i miliardari
Anche ai loro sentimenti danno un prezzo
Il disprezzo
Perché forse io ti ho dato troppo amore
Bella stronza che sorridi di rancore
Ma se Dio ti ha fatto bella
Come il cielo e come il mare
A che cosa ti ribelli
Di chi ti vuoi vendicare
Ma se Dio ti ha fatto bella
Più del sole e della luna
Perché non scappiamo insieme
Non lo senti questo mondo come puzza
Ma se Dio ti ha fatto bella
Come un ramo di ciliegio
Tu non puoi amare un tarlo
Tu commetti un sacrilegio
E ogni volta che ti spogli
Non lo senti il freddo dentro
Quando lui ti paga i conti
Non lo senti l'imbarazzo del silenzio
Perché sei bella, bella, bella …”
Poi la denigrazione delle nuove scelte fatte dal partner, ritenute indegne, tanto da essere accostate ad un sacrilegio, frammista all’egocentrismo di chi si autoelegge movente delle scelte stesse per vendetta.
Sminuire
“… Bella stronza
Che hai chiamato la volante quella notte
E volevi farmi mettere in manette
Solo perché avevo perso la pazienza
La speranza, sì, bella stronza
Ti ricordi
Quando con i primi soldi
Ti ho comprato quella spilla
Che ti illuminava il viso
E ti chiamavo la mia stella
Quegli attacchi all'improvviso
Che avevamo noi di sesso e tenerezza
Bella stronza, sì
Perché forse io ti ho dato troppo amore
Bella stronza che sorridi di rancore …”
Nel pieno dell’evoluzione tragica della storia, un accenno sminuente e comunque colpevolizzante per il partner rispetto ad un atto di violenza “solo perché avevo perso la pazienza” lascia immediatamente lo spazio ad un ricordo di grande gioia e felicità, richiamando il “troppo amore” di cui sono piene troppi fosse, anche nei cimiteri.
Dipendenza
“… Ma se Dio ti ha fatto bella Come il cielo e come il mare A che cosa ti ribelli Di chi ti vuoi vendicare Ma se Dio ti ha fatto bella Più del sole e della luna Esci dai tuoi pantaloni, mi accontento Come un cane degli avanzi Perché sei bella, bella, bella Mi verrebbe di strapparti Quei vestiti da puttana E tenerti a gambe aperte Finché viene domattina …”
La storia sta volgendo ad un epilogo tragico, richiamando una dipendenza totale di chi si accontenterebbe “degli avanzi” lasciati, piuttosto che accettare la conclusione della relazione, pianificando azioni di violenza e prevaricazione gravissime.
Speranza
“… Ma di questo nostro amore Così tenero e pulito Non mi resterebbe altro che un lunghissimo minuto di violenza E allora ti saluto, bella stronza, eh”.
Infine, troviamo la speranza del Mondo intero: il ritorno alla dimensione reale, la ripresa del controllo prima dell’irreparabile, il riconoscimento della dimensione unitaria e completa dell’altro a prescindere da noi stessi: il ritorno al rispetto.
Inattendibilità della vittima
Questo racconto non ha un finale tragico: purtroppo, la quotidianità di chi lavora nei Pronto Soccorso o nei centri antiviolenza è diversa ed il “troppo amore” trova ancora degli spazi di giustificazione collettiva della violenza privi alcun senso logico, civile, sociale, legale, tecnico ed atecnico.
Gli assetti socio-culturali e comunicativi italiani, in un contesto di sedicente ordinata civiltà, sono i più variegati – anche se è stato fatto moltissimo per tentare di contrastare la violenza (soprattutto quella di genere – o meglio quella dell’uomo contro la donna).
Non vi tedio con numeri, nuove leggi, incrementi delle pene e costruzioni di protocolli, tutti arcinoti agli addetti ai lavori, ma vi invito ad informarvi su quanti siano, ad esempio rispetto ai reati di violenza sessuale, i fascicoli penali conclusi con richiesta di archiviazione per “inattendibilità della vittima”.
Il lupo sa quasi sempre quale pecora scegliere nel gregge. Ed il nostro “sistema” è capace ad assurgere il ruolo di pastore per tutti allo stesso modo?
Il limite tra normalità di rapporti e violenza
Credo sia parte naturale dell’essere umano leggere i fatti della propria vita con una quota di egocentrismo e prevaricazione, ma qual’è il limite invalicabile tra normalità e violenza? Forse l’essere umano migliore non è chi non prova mai l’impulso di dare uno schiaffo, ma è chi provando l’impulso, sceglie di non ledere l’autodeterminazione di nessuno semplicemente perché è sbagliato farlo.
Il percorso è ancora lunghissimo e la dimostrazione di questo sta nel fatto che ascoltando la canzone, la maggior parte di noi, alla fine, sta tifando per chi canta e ha giudicato il partner esattamente come il titolo della canzone.
Se io non voglio tu non puoi, anche se sono stronza. Se tu non vuoi io non posso, anche se sono diventata stronza per colpa tua.